Estate 1976, Boniperti cede Capello al Milan per Benetti e le critiche si sprecano. Nascerà la Juve dei record di Trapattoni con i tre mediani. Estate 2008: l’operazione Poulsen, sotto il profilo strategico e finanziario vale un bel quattro in pagella. Ma non tutto il male viene per nuocere e sovente la storia è maestra.
Londra 14 luglio 2008
di Luciano Del Frate
in collaborazione con goal.com
Estate del 1976, Boniperti incurante delle critiche, scambia alla pari il suo regista Fabio Capello (andato al Milan) con Romeo Benetti che dopo poche settimane, diventa l’anima della Juventus di Trapattoni che vince il campionato (battendo i record di punti) e la coppa Uefa. Era una Juve da combattimento e non da accademia, e indovinate quanti mediani utilizzava l’esordiente Trap? Tre, il numero perfetto: Furino, Benetti e Tardelli, mentre l’unico a dare qualità al gioco era Causio in mezzo al campo. Ventidue anni dopo arriva Poulsen: il danese ricorda per la chioma bionda e la grinta molto Romeo Benetti. Varie le analogie: anche allora si sprecarono le critiche dei tifosi per lo scambio alla pari con il Milan e il sacrificio di Don Fabio che si rivelò in netta fase calante a Milano.
Al tempo la Juve era la regina del mercato, ci fu lo scambio anche con l’Inter con Anastasi che si rivelò un buco nell’acqua in nerazzurro, mentre Boninsegna fu deciso in attacco vicino a Bobby Gol. Boniperti si assicurò due uomini fondamentali per il progetto del Trap, spendendo neanche una lira. Altri tempi, altra Juve è finita l’era dell’euro zero. Oggi, ci troviamo a commentare un’operazione che se nell’ottica tecnica è incoerente ma ancora in giudicabile (sarà il campo e il tempo a rivelarne l’efficacia o meno), sotto il profilo tattico potrebbe rivelarsi intelligente: aumento della copertura in mediana per schierare, tre punto o comunque quattro uomini offensivi.
Veniamo all’aspetto strettamente finanziario: l’operazione è una follia. Poulsen peserà sul bilancio bianconero quasi 34 milioni lordi. Giusto essere scettici per un acquisto che non serviva (considerando gli altri giocatori in rosa con caratteristiche molto simili). E di sicuro, non l’hanno presa bene i tifosi bianconeri sconcertati dall’incoerenza sul mercato da parte dei loro dirigenti ed in particolar modo sul progetto tattico di Ranieri, partito a parole a gennaio con Van der Vaart prima e Diego poi, bocciati già a febbraio perché “il trequartista non serviva” e si doveva andare avanti con il 4-4-2. E così si è arrivati a fine campionato con due certezze. La prima, non cambiare il modulo di riferimento (ora messo in forte discussione) che aveva permesso alla squadra di vincere nel girone di ritorno tutti gli scontri di vertice (tranne con la Fiorentina) e la seconda priorità era quella di aumentare la qualità a centrocampo. Per questo motivo era stato sacrificato Nocerino, dirottato a Palermo nell’affare Amauri.
Cosa dire dinanzi a 10 milioni spesi per un mediano di 28 anni, in scadenza di contratto tra dodici mesi, quando l’Inter per 9 si porterà a casa Lampard e Mancini gli è costato 13? E’ vero che soprattutto l’inglese ha un ingaggio principesco (7, 8 milioni) ma non crediate che Poulsen costi poco. E poi Lampard è un fuoriclasse e vale più del danese e della banda dei parametri zero tutti insieme, ad iniziare da Melberg e Grygera: contando il totale dei tre ingaggi, si sfiora lo stipendio del centrocampista del Cheslsea. Per non parlare dell’ingaggio di Tiago: quadriennale da 2,7 milioni netti a stagione. Sommati a quelli del danese siamo già a quota 5.7. Se invece facciamo un rapido calcolo solo sul prezzo di acquisto scopriamo che i bianconeri in due stagioni hanno pagato 13.6 milioni (pagabili a rate) Tiago, 9 Almiron e 10 Poulsen: totale 32.6 milioni. Con una cifra simile, invece di tre centrocampisti discreti, sarebbe potuto venire un potenziale fuoriclasse come Hamsik, Diego o Van Der Vaart, gente che ti fa compiere il fatidico salto di qualità. Per non parlare di Lampard che, come Poulsen, tra un anno si svincolerà e oggi costerà all’Inter 9 milioni. Dicono: al momento l’Inter ha maggior fascino della Juve e poi c’è Mourinho. E si, vero, ma non scordiamoci che se Lampard è un giocatore che ha potuto valorizzarsi a livello internazionale, deve tutto a Ranieri che lo ingaggiò dal West Ham al Chelsea. L’acquisto passò in secondo piano ma il legame tra il tecnico juventino e il centrocampista è sempre molto forte. Perché la Juve non ha seguito questa traccia? C’è un accordo di non belligeranza sul mercato con l’Inter?
Ritorniamo all’affaire bianconero: pensate che Poulsen percepirà per quattro anni 3 milioni di euro netti, cioè quasi 24 milioni lordi più 10 che andranno al Siviglia. Totale dell’operazione 34 milioni di euro. Assurdo quando in casa hai un giovane che unisce qualità e quantità come Marchisio. Ma ancora più assurdo è il fatto che nel ruolo la Juventus è coperta già con due signori giocatori come Sissoko e Zanetti. Il mercato è ancora aperto, ma Ranieri ha avvallato due operazioni finanziariamente importanti che rinforzano due ruoli già coperti. La Juve ha preferito rafforzare i suoi punti di forza: anche Amauri è un (signor) doppione e si va ad aggiungere a Trezeguet, Del Piero e Iaquinta. La squadra invece rimane scoperta in difesa (soprattutto sulle fasce e su Legrottaglie qualche dubbio rimane) e a centrocampo, dove manca qualità, un limite evidentissimo che era emerso nella scorsa stagione chiusa al terzo posto, non al primo. Quando Camoranesi ha il raffreddore si spegne la luce e Poulsen il problema non lo risolve, anzi.
Poulsen sarà stato scelto da Ranieri, ma a mio avviso nelle scelte del tecnico è pesata l’incapacità dei suoi dirigenti di non concludere la trattativa con il Liverpool. La vicenda Xabi Alonso ha messo a nudo limiti evidentissimi delle entrature degli uomini di mercato della Juventus incapaci di concludere una trattativa saltata per una differenza di 1,5 milioni di euro tra domanda e offerta. Alla fine è arrivato un giocatore assistito dagli stessi procuratori di Sissoko (che per caratteristiche ne è un doppione oltretutto). Nella scorsa stagione, Secco e Blanc fecero lo stesso con Jorge Mendes, il procuratore di Andrade (in bocca al lupo per l’ennesimo infortunio) e Tiago. I contatti evidentemente sono molto limitati ed estemporanei e la Juve è il fanalino di coda del mercato internazionale, se è costretta a prendere Poulsen a quelle condizioni. Pensate che l’Inter ha praticamente a libro paga uno degli agenti più influenti come Raiola (Ibra, Maicon etc.), il Milan ha un canale privilegiato con Bronzetti, la Juve invece non sembra disporre di mediatori dello stesso calibro. Sotto il profilo dell’operatività sul mercato l’operazione merita un bel quattro in pagella: i dirigenti di Corso Galileo Ferraris non hanno fatto una bella figura, sperperando in quattro anni 34 milioni di euro per un giocatore che agonisticamente vale come Nocerino e al massimo, in un giudizio complessivo, (ad essere ottimisti) equivale (per la maggiore esperienza) a Marchisio (ora, in futuro ne riparleremo….) e che è qualitativamente inferiore a Tiago ed Almiron (per visione di gioco e “piedi”) e soprattutto un doppione di Zanetti e Sissoko.
Magari potrà essere funzionale all’ennesimo e (a questo punto) volubile progetto di Ranieri (non scordiamoci Almiron e Tiago accantonati dopo due amichevoli solo dodici mesi fa) ma il rischio è che per le prossime quattro stagioni, il mercato a centrocampo della Juventus rimanga condizionato dai contratti già in essere (solo Poulsen e Tiago assorbono più di 10 milioni lordi in due).
Sono in molti ad elogiare la stagione appena conclusa dei bianconeri. Vero, Del Piero e compagni sono riusciti a conquistare un onorevole (parola vietata a Torino e dintorni) posizione : se i vari Secco, Blanc e Ranieri non avessero sbagliato la scorsa estate il mercato (Andrade, Tiago e Almiron oggetti misteriosi) sarebbe lo stesso arrivata al terzo posto?